p 137 .

Paragrafo 9 . Il "nuovo ordine" in Europa e in Asia.

     
Agli  inizi  del  1942  gran parte dell'Europa era  sotto  il  dominio
nazista.  Attorno  al  "grande  Reich"  (Germania,  Austria,   Sudeti,
Danzica,    Memel,    Schleswig,   Polonia    occidentale,    Slovenia
settentrionale,  Lussemburgo, Alsazia e Lorena)  c'erano  i  territori
controllati  indirettamente (Olanda, Danimarca e Serbia),  quelli  che
tramite protettorati o governatorati erano sottoposti ad un dominio di
tipo  coloniale (Boemia, Moravia, Polonia, territori russi  occupati),
quelli  amministrati  da  comandi militari tedeschi  o  italo-tedeschi
(Belgio,  parte  della  Francia, Grecia) e  quelli  retti  da  governi
collaborazionisti (Francia di Vichy,

p 138 .

[ Cartina non riportata: La guerra nel mondo: gli schieramenti].

p 139 .

Norvegia,  Slovacchia, Croazia). Determinante era  infine  l'influenza
nazista  su  gran parte dei paesi alleati (Italia, Romania,  Bulgaria,
Ungheria).
     Le  risorse  naturali  ed  umane dei  territori  occupati  furono
oggetto di un durissimo sfruttamento. Presso i grandi impianti vennero
realizzati  speciali campi, nei quali furono concentrati e  sottoposti
al  lavoro  forzato  milioni di persone tra prigionieri  di  guerra  e
civili deportati in massa dai paesi sotto il giogo nazista.
     Il  programma hitleriano, per, comprendeva anche l'instaurazione
di  un  "nuovo  ordine",  fondato sul dominio  assoluto  della  "razza
ariana" nei confronti delle razze considerate inferiori; a tale scopo,
mentre  gli  slavi furono assoggettati al lavoro forzato in condizione
di  schiavit,  per gli ebrei, a partire dalla fine  del  1941,  venne
attuata  la  "soluzione finale", ossia l'eliminazione  totale.  Intere
famiglie  furono  prelevate  da tutti i  territori  sotto  il  dominio
nazista e dei paesi alleati e deportate nei campi di concentramento in
Germania, in Austria e nell'Europa orientale, specialmente in Polonia.
Qui  i  nazisti  operarono  un  vero e  proprio  sterminio  di  massa,
servendosi  di  un'organizzazione  della  quale  curarono  al  massimo
l'efficienza, a testimonianza di una incredibile, deliberata  ferocia.
Chi  non  moriva per la denutrizione, per il lavoro forzato  o  perch
sottoposto  ad  esperimenti  medico-chirurgici,  veniva  ucciso  nelle
camere  a gas. I cadaveri erano sepolti in fosse comuni o bruciati  in
forni  crematori. Nel corso di tutta la guerra vennero costruiti circa
trenta  campi  principali,  tra  cui  Auschwitz,  Buchenwald,  Dachau,
Mauthausen  e  Treblinka,  e  pi di 800 campi  secondari.  Il  numero
complessivo  degli ebrei uccisi raggiunse i sei milioni, a  cui  vanno
aggiunti  altri  milioni  di vittime tra gli  zingari,  gli  slavi,  i
minorati  fisici  e  psichici, i prigionieri  di  guerra  e  i  civili
impegnati nella resistenza nei territori occupati.
     In  molti paesi occupati i nazisti ebbero il sostegno di  governi
"collaborazionisti", generalmente formati da conservatori  filonazisti
locali,   che   intendevano   cos   scongiurare   il   pericolo    di
un'affermazione   del  comunismo;  talvolta  la   collaborazione   era
giustificata come necessaria per ridurre il peso dell'occupazione.  Il
primo  governo  collaborazionista fu  quello  di  Vidkun  Quisling  in
Norvegia;  un  altro  fu  formato  in  Romania  dal  maresciallo   Ion
Antonescu. Aspirazioni separatiste e contrasti etnico-politici  furono
all'origine dei governi collaborazionisti di Ante Pavelic in  Croazia,
di Jzef Tiso in Slovacchia e di Milan Nedioc in Serbia. La Francia di
Vichy   con   Pierre  Laval  presidente  del  consiglio   assunse   un
atteggiamento sempre pi filonazista.
     In  quasi  tutti  i paesi europei sotto il nazismo  si  formarono
gruppi  di  resistenza organizzata, le cui iniziative  andavano  dalla
propaganda  clandestina,  al sabotaggio, alle  azioni  di  guerriglia.
Molti erano in contatto con i movimenti di liberazione e con i governi
legali  in  esilio  a Londra, dove si era costituita un'organizzazione
che  curava  la  diffusione di informazioni e la  fornitura  di  armi.
L'obiettivo  comune a tutti era la liberazione dal nazifascismo  e  il
recupero  dell'indipendenza;  per  quanto  concerneva  le  prospettive
politico-sociali, per, esistevano differenze anche  profonde:  alcuni
miravano   alla   ricostruzione   del  sistema   politico   precedente
l'occupazione, altri aspiravano a trasformazioni in senso democratico-
rivoluzionario.  La  tendenza conservatrice in  genere  prevaleva  nei
paesi  con sistemi politici democratico-borghesi gi consolidati prima
dell'invasione, come la Francia, la Danimarca, l'Olanda e la Norvegia.
Altrove,  specialmente  negli stati precedentemente  retti  da  regimi
autoritari,  operavano  gruppi di entrambe le  tendenze,  che  spesso,
soprattutto nell'area balcanica, erano anche in contrasto fra loro.
     
     p 140 .
     
     Nei    territori   occupati   le   truppe   nazifasciste   furono
fiancheggiate  anche da una parte della popolazione;  si  trattava  in
genere   di  fascisti,  di  reazionari  anticomunisti  o  di  semplici
opportunisti,  che  aiutavano gli occupanti  nella  repressione  della
resistenza, cosicch la lotta contro il nazifascismo assunse anche  il
tragico aspetto di guerra civile.
     Anche  i  giapponesi cercarono di imporre un "nuovo  ordine"  nei
territori   sottomessi.  Essi  furono  inizialmente   favoriti   dalla
possibilit  di  camuffare  la  loro  invasione  come  lotta  per   la
restituzione  dell'"Asia  agli asiatici", tanto  che  in  alcuni  casi
vennero  accolti come liberatori; in realt essi non fecero altro  che
sostituire  il proprio imperialismo a quello europeo ed  avviarono  un
durissimo  sfruttamento delle risorse materiali  ed  umane  dei  paesi
occupati.  La  dominazione nipponica in Asia, come quella nazifascista
in  Europa,  ebbe  il  sostegno di una parte  delle  classi  dirigenti
locali;  la  collaborazione provenne anche  da  alcuni  esponenti  dei
movimenti  anticolonialisti,  come gli  indonesiani  Akmed  Sukarno  e
Mohammed Hatta, che credevano in tal modo di poter meglio diffondere i
loro   programmi.  In  altri  paesi  si  svilupparono   movimenti   di
liberazione  particolarmente  organizzati  ed  attivi;  in   Cina   la
resistenza  contro l'invasione giapponese favor il rafforzamento  dei
comunisti di Mao Tse-tung. In Indocina la "lega per la liberazione del
Vietnam",  guidata  da  Ho Chi Minh, sostenne una  dura  lotta  contro
l'amministrazione  francese del governo di  Vichy,  che  i  giapponesi
mantennero sino al 1945.
